Ipnosi traumi, ansia e depressione

Premessa:

Il Disturbo Post Traumatico da Stress (PTSD), se non riconosciuto o non trattato adeguatamente, tende a cronicizzarsi creando seri disturbi d’ansia e di depressione.

L’ipnosi nei traumi

La maggior parte degli approcci psicoterapeutici si basa sull’utilizzo della parola, partendo dal presupposto che la rinarrazione di sé, l’espressione dei vissuti emotivi e la rielaborazione delle esperienze vissute siano curative e capaci di produrre un cambiamento positivo. Deve però essere considerato, che molto spesso i traumi, in particolar modo di matrice arcaica, tendono a bloccarsi e fissarsi in quella che viene denominata fase preverbale di elaborazione e pertanto è arduo accederci attraverso la verbalizzazione (parola). Ciò è particolarmente vero nei casi, per esempio, di abuso o maltrattamento infantile: in questi casi il trauma si fissa sul corpo in un’epoca in cui la parola non è ancora in grado di dare un senso a quanto sperimentato ed è lì che il trauma si radica diventando indicibile e del specificatamente innarrabile in quanto verificatosi in antecedenza all’avvento della parola e dunque non può essere verbalizzato. Anche in fasi evolutive successive a quella preverbale, le esperienze shoccanti si congelano a livello di memoria sensoriale e non riescono a evolvere fino al mondo della rappresentazione verbale. Il trauma è spesso muto, costituito da sensazioni corporee sconnesse, destabilizzanti e scarsamente controllabili. Di fronte a situazioni di questo genere, l’approccio psicoterapeutico classico diventa arduo e rischia di destabilizzare ulteriormente i pazienti già fragili, i quali, di fronte all’impossibilità di narrasi come richiesto, potrebbero irrigidirsi o battere in ritirata.

Il trauma, nel contesto scientifico contemporaneo, non viene più considerato un evento raro ed eccezionale in quanto durante la vita di una persona si sperimentano un numero di traumi  maggiori di quanto si fosse immaginato in precedenza e può avere un impatto molto forte sulla stabilità psichica dell’individuo non soltanto in base all’oggettività dell’esperienza, ma soprattutto al significato soggettivo attribuitogli. Traumatico, perciò, non è soltanto l’evento che può metterci in pericolo di vita, ma anche quello in cui si pone in essere una condizione psicologica di vulnerabilità e di precarietà. L’ipnosi è stata utilizzata per il trattamento di condizioni traumatiche e la ricerca odierna fornisce numerose prove della sua efficacia.

 

Disturbo da stress post-traumatico
Esposizione a minaccia o realtà di morte, grave lesione, o violenza sessuale in uno (o più) dei seguenti modi:
1. Fare esperienza diretta dell’evento/i traumatico/i.
2. Assistere direttamente a un evento accaduto ad altri.
3. Venire a conoscenza di un evento (violento o accidentale) accaduto a un membro della famiglia o a un amico stretto.
4. Fare esperienza di una ripetuta o estrema esposizione a dettagli crudi dell’evento. Non si applica all’esposizione tramite media elettronici, tv, film o immagini.  Uno (o più) dei seguenti sintomi intrusivi associati all’evento, con inizio dopo l’evento:
1. Ricorrenti, involontari e intrusivi ricordi spiacevoli.
2. Ricorrenti sogni spiacevoli.
3. Reazioni dissociative (per es., flashback) in cui il soggetto sente o agisce come se l’evento si stesse ripresentando.
4. Intensa o prolungata sofferenza psicologica all’esposizione a fattori scatenanti interni o esterni che simboleggiano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento.
5. Marcate reazioni fisiologiche a fattori scatenanti interni o esterni che simboleggiano o assomigliano a qualche aspetto dell’evento.  Evitamento persistente degli stimoli associati all’evento (con evitamento di ricordi spiacevoli o di fattori esterni).

Alterazioni negative di pensieri ed emozioni associati all’evento, come evidenziato da due (o più) dei seguenti criteri:
1. Incapacità di ricordare qualche aspetto importante dell’evento traumatico.
2. Persistenti ed esagerate convinzioni o aspettative negative relative a se stessi, ad altri, o al mondo.
3. Persistenti, distorti pensieri relativi alla causa o alle conseguenze dell’evento che portano a dare la colpa a se stesso o agli altri.
4. Persistente stato emotivo negativo.
5. Riduzione di interesse o partecipazione ad attività significative.
6. Sentimenti di distacco o di estraneità verso gli altri.
7. Incapacità di provare emozioni positive.  Alterazioni dell’arousal e della reattività associati all’evento, come evidenziato da due (o più) dei seguenti criteri:
1. Comportamento irritabile ed esplosioni di rabbia.
2. Comportamento spericolato o autodistruttivo.
3. Ipervigilanza.
4. Esagerate risposte di allarme.
5. Problemi di concentrazione.
6. Difficoltà relative al sonno.

Può presentare sintomi dissociativi:
1. Depersonalizzazione: Persistenti o ricorrenti esperienze di sentirsi distaccato e come se si fosse un osservatore esterno dei propri processi mentali o del proprio corpo.
2. Derealizzazione: Persistenti o ricorrenti esperienze di irrealtà dell’ambiente circostante.

può esprimersi tardivamente (dopo i 6 mesi dall’evento)

 

Episodio depressivo maggiore

Cinque (o più) dei seguenti sintomi sono stati contemporaneamente presenti durante 2 settimane e sono un cambiamento rispetto al precedente livello di funzionamento; almeno uno dei sintomi è 1) umore depresso o 2) perdita di interesse o piacere.
1. Umore depresso per la maggior parte del giorno, quasi tutti i giorni, come riportato dall’individuo o come osservato da altri. L’umore può essere irritabile in bambini e adolescenti.
2. Marcata diminuzione di interesse o piacere per tutte, o quasi tutte, le attività.
3. Significativa perdita di peso, non dovuta a dieta, o aumento di peso, o diminuzione o aumento dell’appetito.
4. Insonnia o ipersonnia.
5. Agitazione o rallentamento psicomotori.
6. Faticabilità.
7. Sentimenti di autosvalutazione o di colpa eccessivi o inappropriati.
8. Ridotta capacità di pensare o di concentrarsi, o indecisione.
9. Pensieri ricorrenti di morte, ricorrente ideazione suicidaria.

 

 

<span style=”font-size: 10px;”>Zavattini G.C. e Santona A., La relazione di coppia. Borla, Roma, 2008.</span>